Pollo al curry

  • Esmeralda: Potresti preparare un dolce... tu sei sempre stato bravissimo coi dolci...
  • Arsenio: Io non so... ma ogni tanto qualcuno mi dice che ero bravo a far questo, a far quest'altro e poi quest'altro ancora. Qualcuno di voi mi sa spiegare quando è stato il momento in cui sono caduto, ho perso la memoria e ho smesso di essere così perfetto?
  • Esmeralda: Non è un momento. Hai scelto volontariamente di affossarti. Non ho ancora capito perché. E se l'ho capito, ho voluto rimuovere. Non può essere stato per amore. Per quell'amore, poi.
  • Arsenio: Ok, Magari preparo il pollo al curry. Ci mettiamo del riso vicino...
  • Esmeralda: Del pollo al curry? Non è male... anche se avrei preferito un dolce...
  • Arsenio: Preparo anche un dolce. Dimmi quale vuoi...
  • Esmeralda: Sei capace di fare la cheese cake?
  • Arsenio: Tradizionale o ricetta scrausa di chi ha fretta?
  • Esmeralda: Quella che ti riesce meglio...
  • Arsenio: Non so. Non ho mai fatto la cheese cake. Ma si può provare...
  • Esmeralda: Non far danni... E il pollo al curry?
  • Arsenio: Beh, si prende del pollo. Si compra il curry. Glielo si butterà sopra...
  • Esmeralda: Non credo funzioni così...
  • Arsenio: In effetti il problema sta in tutte quelle cose che contornano il pollo. Saranno verdure. Tu ce le hai un po' di verdure?
  • Esmeralda: Arsenio... inizio a credere di avere fatto uno sbaglio a chiamarti per aiutarmi a cucinare per domani...
  • Arsenio: Esmeralda... siamo sinceri! Sappiamo costruire una centrale nucleare... non sarà poi così difficile cucinare un po' di pollo e dare una forma a una cheese cake. Prendiamo una ricetta e seguiamola. E poi sono amici! Se Corinna dovesse far critiche le ricorderò con perfidia i suoi storici gnocchetti allo speck che avevano la consistenza della ghiaia...
  • Esmeralda: Arsenio, non vorrei deluderti... ma io mi occupo di aziende in crisi, tu irradi ossa di pollo morte...
  • Arsenio: ...che poi sono la stessa cosa. Non disperare. I tuoi sette anni di matrimonio saranno celebrati in maniera scoppiettante...
  • Esmeralda: Comunque io lo tengo il numero del catering di tua sorella... dice che anche all'ultimo minuto...
  • Arsenio: Senti, il pollo l'abbiamo, il curry pure. E se poi va male... in fin dei conti dovrete pur avere un pretesto per la crisi del settimo anno...
  • Esmeralda: Che poi il settimo anno è quello che si conclude col settimo anniversario...
  • Arsenio: L'avete passata indenni quindi?
  • Esmeralda: Anche tu... per il settimo anno hai optato per essere single.
  • Arsenio: Non opto... è così. E poi sono ormai undici e mezzo.
  • Esmeralda: Possibile che... nessuno nessuno?
  • Arsenio: Sai la verità... un paio d'anni fa ho conosciuto ma solo di striscio un tizio che mi piaceva. Ragionava come me, aveva le mie stesse idee liberali-socialiste-laiche, brillante, simpatico...
  • Esmeralda: ...e?
  • Arsenio: ...e nulla. L'ho incrociato un paio di volte, mai da soli. Mi aspetto ancora di andare fuori a bere con lui.
  • Esmeralda: Ma tu, a lui piacevi?
  • Arsenio: Evidentemente no, Esmeralda. Perché se qualcuno non trova mai tempo per te, semplicemente non gli interessi.
  • Esmeralda: ... e così hai colto la palla al balzo per chiuderti del tutto...
  • Arsenio: ... guarda il lato positivo! Ho più tempo per la cucina!
  • Esmeralda: ...non si direbbe che stia dando risultati...
  • Arsenio: È che il mio modello è suor Germana. Ricette semplici, a basso costo ma gustose...
  • Esmeralda: Gustose?
  • Arsenio: Facciamo solo a basso costo, dai.

Dell’essere single e delle ansie…

Io le vedo le amiche 35enni intorno a me, quelle che non si sono mai sposate e che non hanno un fidanzamento degno di questo nome da almeno dieci anni, che si lamentano ansiose di quanto sia stata terribile la sorte con loro.

Io vedo anche i miei amici gay 30enni che maledicono le stelle per essersi poste di traverso e avere ostacolato ogni loro grande amore tanto che ora si ritrovano soli e con la paura di avere perso ogni treno.

Io ho perso tutti i treni; ho 35 anni, sono annoiato dalla gente, se ricevo un invito preferisco rifiutare perché le persone le conosco. Si stancano facilmente e si annoiano, almeno di me.
Ti promettono mari e monti e dopo due settimane stanno promettendo mari e monti a qualcun altro, raccontandogli che non si trovano bene con te, che ci sono problemi, che però non possono lasciarmi perché soffrirei troppo. In realtà stanno solo sondando il terreno, perché poi gli scrupoli sulla sofferenza degli ex mica se ne fanno…

Io dico… ma davvero vi scatta l’ansia ogni volta che vi vedete soli davanti allo specchio? Davvero temete la solitudine così tanto da sentirvi mancare la terra sotto i piedi quando una vostra amica vi annuncia tronfia che si sposa?

O quando l’ennesimo amico vi mostra il suo compagno che voi già riconoscete per le centinaia di foto viste su tutti i social network e continuerete a vedere anche dopo, ma solo con l’accortezza del volto oscurato -come se nessuno riconoscesse il resto- o il sistematico tentativo di cancellare l’arredamento di casa, dicevo, anche in quel caso pensate di essere quelli sfortunati, sbagliati, senza via d’uscita?

Ma le avete viste quelle coppie, più impegnate a nascondersi i tradimenti, capaci di vivere di equilibrismi lessicali, aperte, semiaperte, semiaperte a sinistra, a destra, illimitate superiormente o inferiormente, come se dovessero scandagliare l’analisi topologica degli insiemi per potersi giustificare (da cosa poi? se lo trovano così naturale? O forse nemmeno loro lo trovano poi tanto naturale… altrimenti perché nascondersi?) e potersi definire? Avete visto i loro sorrisini di scherno e superiorità quando pensano che voi siete gli ultimi ingenui e un po’ retrogradi rimasti a credere in cose cui nessuno crede più: la fiducia, il rispetto, la fedeltà, un progetto insieme?

Davvero ingoiereste il vostro armamentario di piccole finezze sentimentali solo per non sentirvi soli al cinema, a teatro, alle seconde o  terze nozze di una vecchia zia o di una amica?
Non ne siete capaci. Perché sapete benissimo che certe coppie, per chi le forma, sono solo un modo per accaparrarsi una badante o un badante per la vecchiaia, senza spendere una lira ed evitandosi lunghe liste d’attesa.

E voi volete l’amore, non una badante.

Non siete ansiose o ansiosi per la paura di rimanere in vetrina come foste prodotti invenduti, ma per la paura di doversi accontentare di trasformarsi in crocerossine. E non per un gioco erotico.

Quello che mi manca…

…quello che mi manca dei miei vent’anni, sì va bene ero più vicino ai trenta, è il tuo sguardo ingenuo e indecente nella sua bellezza.

Mi manca perché non eri uno sprovveduto e sapevi come girava il mondo, ma non volevi uniformartici.

Prendevi in giro tutto quell’armamentario della vita gay che pare obbligatorio vivere: le foto di nudo, l’estrema provocazione verbale, l’eccesso. Non era omofobia, ma semplice ricerca di una vita tranquilla.

Quello che mi manca è crederti ancora: credere che davvero si possa vivere in un modo diverso. A modo tuo. 

Penso di avere cercato di vivere ‘a modo tuo’, facendolo mio, anche se non siamo mai stati insieme -come hai sempre tenuto a precisare- ma ti ho voluto bene, forse amato, se l’amore in quegli anni non fosse stato confuso e distratto da mille altri miei problemi. Fu un amore pensato, mai vissuto.
Ma da parte mia, almeno, sincero.

Quello che mi manca è il tassello che mi faccia capire come poi si possa cambiare: come tu possa avere accettato gli annunci con foto esplicite e il sesso facile del tuo compagno, i tradimenti continui, la coppia aperta (forse?) o come riesca a far finta di niente, sorridendo come tuo solito, attraversando le cose con l’aria inconsapevole di chi non si accorge di nulla, cercando ancora di mostrare lo sguardo innocente di allora, eliminando scientemente chi potrebbe far risaltare le crepe evidenti della coppia felice.

Quello che mi manca sei il tu di anni fa, che cerco ovunque ma non trovo. Ricerco lo sguardo, il sorriso, la gioia di vivere, la curiosità e l’imbarazzo. Ricerco i valori, la morale, lo stesso mio sentire e vedere le cose. Ma non le trovo.
E quel che forse mi inquieta è che non le troverei più nemmeno in te…

Ma davvero sei felice così?
Perché se è sì, allora capirei che io non potrei mai diventarlo e non mi tormenterei più.

Henry Austin Dobson, da “The paradox of time”

Non essere…

Ora inizio ad avere quell’età in cui si smette di farsi il sangue amaro coi dubbi.
Forse è semplicemente l’età in cui ci si rassegna: non è saggezza acquisita, né equilibrio raggiunto, ma perdita di fiducia.

Mi sono sempre chiesto perché non potessi essere io quello giusto.
In dieci anni, sono stato quello che doveva far dimenticare l’ex, ma non ci sono riuscito. Però ci tenevano a farmi sapere che ero una persona splendida.
Poi sono stato quello che doveva far uscire qualcuno da un momento cupo. E mi dicevano grazie perché ci ero riuscito, ma poi dovevano imparare a camminare con le loro gambe.  Ero una stampella in prestito.
Poi sono diventato quello che aveva la pazienza di far capire l’omosessualità, ma poi dovevano stare un po’ soli per comprendersi meglio. Sarebbe stato bello rimanere amici, dicevano. E già correvano nelle braccia di altri.
Poi sono stato di nuovo il chiodo che doveva schiacciare un altro chiodo, e poi il ragazzo che però non era sufficiente, tanto da dover condividere idealmente il letto con altri sconosciuti. Ma avrei dovuto essere comunque soddisfatto, perché con gli altri era solo sesso, con me buoni sentimenti.
Sono stato l’amico con cui si sta benissimo, ma meglio così perché l’altro non voleva affatto una storia. Dimenticava di precisare che non la volesse con me.
Poi sono stato l’incontro settimanale furtivo, per un paio d’anni, con qualcuno così misterioso che nemmeno una spia del KGB avrebbe nascosto così bene la doppia vita, tra saune e cruising bar. Però io ero davvero una persona piena di valore, dichiarava.

Non sono mai stato quello giusto. Non sono mai stato all’altezza delle aspettative. Non sono mai stato quello per cui il cuore batteva davvero, quello dal quale si desideravano sms, mail e pensieri, quello per il quale prendere la macchina e farsi chilometri in piena notte per il solo piacere di vedersi, quello che sa di avere di fronte qualcuno che prova le stesse cose che sta provando lui, che ha la stessa ansia, lo stomaco sotto sopra, la bocca con la salivazione azzerata…

È come la differenza fra il discount e un grande centro commerciale. Io ero l’amore a basso costo, quello di corsa, quello d’emergenza. Ero la qualità inferiore. Il preparatore atletico per il vero amore.
Il meglio stava altrove.

Ho sofferto per anni di non essere stato il meglio per qualcuno.
Si smette di farlo per non essere ridicoli. O solo per non dover continuare a confrontarsi con la crudeltà delle scelte altrui, di quel privilegio che, credo, mi sarà negato sempre.
E non saprò mai il perché.

E poi capita, sempre accompagnando Mutter a messa, che un tizio, in una sorta di blog ante ltteram, consegni a mano le sue riflessioni settimanali, stampate e fotocopiate. Un delirio di invocazioni…

La più grande tortura sta nel resistere dal grattarsi furiosamente quando ricrescono i peli che avevi opportunamente tagliato nelle parti intime, per esibire con orgoglio maggiore sostanza…

Un moto d’orgoglio momentaneo che ti rovina una settimana…

Mi sono ormai convinto che le feste a sorpresa siano concordate e il festeggiato sappia benissimo quel che si sta ordendo per lui. Non si spiegherebbe altrimenti la mia sfortuna nel fare delle…

Istat e poveri

L’Istat certifica che in Italia ci sono 8 milioni di poveri. 3 in condizione di povertà assoluta.

Quando si parla di poveri, mi torna alla mente la considerazione che la mia compagna di banco al liceo (diventata poi una che di lavoro specula sui mercati) mi faceva in merito a Lady D e alle teste coronate: “In fin dei conti, se vedi in difficoltà economica un povero o un ricco, chi aiuteresti? Senza dubbio un ricco! Il povero è già abituato ad esserlo, per lui diventare un po’ più povero non fa certo una gran differenza. Ma immaginati un ricco che deve sopportare delle privazioni! Non ce la farebbe! Non è preparato psicologicamente!”

A supporto di tutto questo, citava il Vangelo e l’episodio in cui Gesù redarguisce Giuda perché azzarda l’idea che sarebbe stato meglio dare ai poveri i soldi di un unguento preziosissimo usato per pulire i piedi al profeta. Il campione degli emarginati lo gela con la frase: “I poveri li avrete sempre con voi”.
Sottinteso: perché quindi darsi da fare ora per risolvere qualche loro problema, quando si può procrastinare?
E, a scanso di ironie, questa visione della povertà è quella che ha influenzato da un lato il perdonismo cristiano intriso di caritatismo peloso, dall’altro il calvinismo/protestantesimo anglosassone, che fa della ricchezza un segno della grazia…

Considerazioni sociologiche a parte, l’Istat certifica l’esistenza di poveri che diverranno ancora più poveri in questo paese, dopo una manovra economica che li colpisce su tutti i fronti, e dall’altra parte, nel Palazzo, si continua a far spallucce, ad alzare il dito medio, a perseverare con il clientelismo e il familismo più bieco, a proseguire con cricche e affari per piccoli gruppi di potere, a fare lobby per difendere interessi corporativi. D’altra parte, i poveri ci saranno sempre, perché farsene carico ora?

Anche le prostitute ci saranno sempre, se è per questo; ma nemmeno Gesù  aveva premiato quella che aveva salvato, offrendole una carica pubblica. Avere disprezzo per la democrazia è semplicemente questo: piegarla al proprio interesse personale. In maniera disgustosa.

Stavo pensando di scrivere un post che cercasse di spiegare perché secondo me ha senso che i parlamentari prendano un lauto stipendio. A patto che si dedichino interamente al lavoro; a patto che ci…